Raccontare storie è educare

Raccontare storie è educare

Raccontiamo storie ai bambini,  li aiuteremo a sviluppare l’immaginazione dando loro la possibilità di trasformare la parola ascoltata in im...

domenica 12 luglio 2026

I vestiti nuovi dell'imperatore

 

Molti anni fa viveva un imperatore che amava tanto avere sempre bellissimi vestiti nuovi da usare tutti i suoi soldi per vestirsi elegantemente. Non si curava dei suoi soldati né di andare a teatro o di passeggiare nel bosco, se non per sfoggiare i vestiti nuovi. Possedeva un vestito per ogni ora del giorno e come di solito si dice che un re è al consiglio, così di lui si diceva sempre: «E nello spogliatoio!».

Nella grande città in cui abitava ci si divertiva molto; ogni giorno giungevano molti stranieri e una volta arrivarono due impostori: si fecero passare per tessitori e sostennero di saper tessere la stoffa più bella che mai si potesse immaginare. Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con quella stoffa avevano lo strano potere di diventare invisibili agli uomini che non erano all'altezza della loro carica e a quelli molto stupidi.
"Sono proprio dei bei vestiti!" pensò l'imperatore. "Con questi potrei scoprire chi nel mio regno non è all'altezza dell'incarico che ha, e riconoscere gli stupidi dagli intelligenti. Sì, questa stoffa deve essere immediatamente tessuta per me!" e diede ai due truffatori molti soldi, affinché potessero cominciare a lavorare.

Questi montarono due telai e fecero fìnta di lavorare, ma non avevano proprio nulla sul telaio. Senza scrupoli chiesero la seta più bella e l'oro più prezioso, ne riempirono le borse e lavorarono con i telai vuoti fino a notte tarda.

"Mi piacerebbe sapere come proseguono i lavori per la stoffa" pensò l'imperatore, ma ...


Scarica la favola completa: I vestiti nuovi dell'imperatore

sabato 4 luglio 2026

La piccola fiammiferaia

 

C'era un freddo terribile, nevicava e cominciava a diventare buio e era la sera dell'ultimo dell'anno. Nel buio e nel freddo una povera bambina, scalza e a capo scoperto, camminava per la strada; aveva le ciabatte quando era uscita da casa, ma a che cosa le sarebbero servite? Erano troppo grandi per lei, tanto grandi che negli ultimi tempi le aveva usate la mamma. E ora la piccola le aveva perdute subito, quando due carri che passavano a forte velocità l'avevano costretta a attraversare la strada di corsa. Una ciabatta non riuscì più a ritrovarla, e l'altra se la prese un ragazzo, dicendo che l'avrebbe usata come culla quando avesse avuto dei figli.

Ora la bambina camminava scalza e i suoi piedini nudi erano viola per il freddo. In un vecchio grembiule aveva una gran quantità di fiammiferi e ne teneva un mazzetto in mano. Per tutto il giorno non era riuscita a vendere nulla e nessuno le aveva dato neppure una monetina. Era lì affamata e infreddolita e tanto avvilita, poverina!

I fiocchi di neve si posavano tra i suoi lunghi capelli dorati che si arricciavano graziosamente sul collo, ma lei a questo non pensava davvero. Le luci brillavano dietro ogni finestra e per la strada si spandeva un delizioso profumino di oca arrosto: era la sera dell'ultimo dell'anno e proprio a questo lei pensava.

A un angolo della strada formato da due case, una più sporgente dell'altra, sedette e si rannicchiò, tirando a sé le gambette, ma aveva ancora più freddo e non osava tornare a casa. Temeva che suo padre l'avrebbe picchiata, perché non aveva venduto nessun fiammifero e non aveva neppure un soldo.

E poi faceva così freddo anche a casa! Avevano solo il tetto sopra di loro e il vento penetrava tra le fessure, anche se avevano cercato di chiuderle con paglia e stracci.
Le manine si erano quasi congelate per il freddo. Ah! forse un fiammifero sarebbe servito a qualcosa. Doveva solo sfilarne uno dal mazzetto e sfregarlo contro il muro per scaldarsi un po' le dita....


Scarica la favola completa: La piccola fiammiferaia

mercoledì 24 giugno 2026

Raperonzolo

 C'erano una volta un uomo e una donna che da molto tempo desideravano invano un bimbo. Finalmente la donna scoprì di essere in attesa. Sul retro della loro casa c’era una finestrella dalla quale si poteva vedere nel giardino di una maga, pieno di fiori ed erbaggi di ogni specie. Nessuno, tuttavia, osava entrarvi. Un giorno la donna stava alla finestra e, guardando il giardino vide dei meravigliosi raperonzoli in un’aiuola. Subito ebbe voglia di mangiarne e, siccome sapeva di non poterli avere, divenne magra e smunta a tal punto che il marito se ne accorse e, spaventato, gliene domandò la ragione. “Ah! Morirò se non riesco a mangiare un po’ di quei raperonzoli che crescono nel giardino dietro casa nostra.” L’uomo, che amava la propria moglie, pensò fra sé: “Costi quel che costi, devi riuscire a portargliene qualcuno.” Così, una sera, scavalcò il muro, colse in tutta fretta una manciata di raperonzoli e li portò a sua moglie La donna si preparò subito un’insalata e la mangiò con avidità. Ma i raperonzoli le erano piaciuti a tal punto che il giorno dopo la sua voglia si triplicò. L’uomo capì che non si sarebbe chetata, così penetrò ancora una volta nel giardino. Ma grande fu il suo spavento quando si vide davanti la maga che incominciò a rimproverarlo aspramente per aver osato entrare nel giardino a rubarne i frutti. Egli si scusò come poté raccontando delle voglie di sua moglie e di come fosse pericoloso negarle qualcosa in quel periodo. Infine la maga disse: “Mi contento di quel che dici e ti permetto di portar via tutti i raperonzoli che desideri, ma a una condizione: mi darai il bambino che tua moglie metterà al mondo.” Impaurito, l’uomo accettò ogni cosa e quando sua moglie partorì, subito comparve la maga, diede il nome di Raperonzolo alla bimba e se la portò via.

Raperonzolo divenne la più bella bambina del mondo, ma non appena compì dodici anni, la maga la rinchiuse in una torre alta alta che non aveva scala né‚ porta, ma solo una minuscola finestrella in alto ....

Scarica la favola completa: Raperonzolo

lunedì 1 dicembre 2025

Il brutto anatroccolo

Era così bello in campagna, era estate! Il grano era bello giallo, l'avena era verde e il fieno era stato raccolto a mucchi nei prati; la cicogna passeggiava sulle sue slanciate zampe rosa e parlava egiziano, perché aveva imparato quella lingua da sua madre. Intorno ai campi e al prati c'erano grandi boschi, laghi profondi; era proprio bello in campagna! Esposto al sole si trovava un vecchio maniero circondato da profondi canali, e tra il muro e l'acqua crescevano grosse foglie di farfaraccio, così alte che i bambini piccoli potevano stare in piedi sotto le foglie più alte. Quel luogo era selvaggio come un fitto bosco e lì si trovava un'anatra col suo nido a covare i suoi piccoli, ma ormai era quasi stanca, sia perché ci voleva tanto tempo sia perché di rado aveva visite. Le altre anatre preferivano sguazzare lungo i canali piuttosto che risalire la riva e sedersi sotto le foglie di farfaraccio a chiacchierare con lei.

Finalmente una dopo l'altra, le uova si ruppero. «Pip, pip» si sentì, tutti i tuorli delle uova erano diventati vivi e sporgevano fuori la testolina.

«Qua, qua!» disse l'anatra, e subito tutti schiamazzarono a più non posso ... 

Scarica la favola completa: Il brutto anatroccolo 

Raccontare storie è educare

Raccontiamo storie ai bambini, li aiuteremo a sviluppare l’immaginazione dando loro la possibilità di trasformare la parola ascoltata in immagine mentale, di rappresentarsi sul piano visivo ciò che viene loro raccontato evitando, così, gli stereotipi del racconto visivo (cartoni, fumetti, film, ecc.) che lasciano il bambino passivo di fronte alle immagini che scorrono davanti ai suoi occhi e non gli permettono di adoperare l’immaginazione limitandolo nell’identificazione con personaggi già delineati e da lui stesso non costruiti.

L’identificazione con i personaggi delle storie aiuta il bambino a costruire la propria identità e a sperimentare e individuare le emozioni che poi saprà riconoscere e governare nella vita reale perché vissute in situazioni protette tra il calore di una atmosfera familiare, in compagnia di una persona significativa che gli vuole bene.